Insegnamento della religione e valutazione delle competenze alla luce della nuove indicazioni

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“… Come valuto la competenza in religione cattolica che il mio allievo manifesta nell’affrontare un compito, nel risolvere un problema che ha relazione con questa disciplina?  Non sembri una raffinatezza lessicale la sottolineatura sull’utilizzo della preposizione semplice “in”, deliberatamente scelta in alternativa a “di”; occorre avere consapevolezza che l’espressione “competenze in …” permette di conservare tutta l’interezza e l’unitarietà  della competenza personale anche quando ci accingiamo a fare un’operazione puramente logica  e didattica di circoscrizione di un preciso campo disciplinare come, ad esempio, la lingua italiana. Facciamo questa operazione, però, nella  consapevolezza che la competenza personale che osserviamo  esprime sempre l’unità dell’agire di una persona che  controlla, fa interagire, feconda reciprocamente, in una parola, usa in maniera personalizzata e non meccanica,  le tante ‘discipline’, le tante conoscenze disciplinare che ha acquisito. Avendo ben presente questo passaggio il docente cerca di ‘rin-tracciare’,  appunto,  i segni,  i “tracciati” di conoscenze/abilità ascrivibili alla  disciplina che lo interessa. Quando vogliamo valutare competenze personali non facciamo altro che  ri-costruire  induttivamente, dalle diverse esperienze, le tracce lasciate dalle ‘discipline’, facciamo un’operazione di ‘estrazione’, di setacciamento che presenta  una differenza fondamentale dal modo di procedere “tradizionale”: l’astratto lo fa il docente, che non chiede all’allievo di essere lui stesso un’astrazione,  proprio  perché lo riconosce  persona, e alla persona non si chiede di adattarsi alle astrazioni didattiche. La persona è fine, sempre.

Per questo possiamo dire che non esistono competenze di …una qualsivoglia disciplina, astratte separate, atomizzate, slegate dall’agire unitario dell’ allievo, ma esiste la possibilità che il docente ritrovi intenzionalmente  nell’ agire integrale un particolare sapere disciplinare, nel nostro caso la religione cattolica, e possa vedere come conoscenze e abilità tipiche di questo insegnamento sono state fatte proprie dall’allievo che le utilizza in prima persona in una determinata situazione…”

                                                                                   (Dalla prima relazione di Giuliana Sandrone Boscarino )

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